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Storia di Vailate 

Notizie naturali e storiche
 
Vailate sorge al centro di una piana ghiaiosa, la Gera d’Adda, trasformata dal lavoro dell’uomo nel corso dei secoli, in campi fertili ove scorrono, diramandosi come una fitta ragnatela, risorgive e rogge. La più importante è la Vailata: in essa scorrono da secoli le acque estratte dall'Adda grazie ad un “privilegio” del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza Visconti datato  28 marzo 1474. Le bocche di presa di questa roggia le troviamo riprodotte in alcuni disegni di Leonardo nei suoi studi sull'utilizzo delle acque.
Nella campagna vailatese si possono ammirare filari di pioppi, platani e tigli e alcuni gelsi secolari ormai destinati solo a ricordare il tempo in cui in ogni famiglia la riproduzione domestica del baco da seta era una insostituibile voce nel bilancio.
 
Il nome Vailate deriverebbe per transposizione da Valiate (dia­letto Valiàt - Aliàt - Vailà ). La parola starebbe a indi­care "luogo a valle", per chi arriva da settentrione. Il Rohlfs (studi e ricerche sui dialetti d'Italia), invece pensa che possa deri­vare da un nome personale affine ai nomi attestati  Vagirus o Vagellius.
Vailate è via via citata nella successione dei documenti storici dapprima quale curtis del contado di Bergamo (esteso quanto il ducato longobardo omonimo), poi vicus, poi oppidum, da ultimo burgus.
Le prime notizie documentate riguardanti Vailate le troviamo appunto nel periodo di appartenenza del paese alla contea bergamasca. In un documento dell'anno 919 d.C. raccolto nel “Codex Diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomatis” del Canonico Lupi, tra le personalità partecipanti ad un placito veniva citato un certo Garibaldo “da Vailate”. Dal 986 al 995 Azzone “da Vailate” era Vescovo di Bergamo.
In un altro documento del 993 Gisalberto II figlio di Lanfranco I Conte di Palazzo viene detto "de vico Vagilate” (originario di Vailate). A quei tempi i Gisalbertini oltre ad essere Conti Palatini erano anche Conti del Comitato Bergomense e proprietari di gran parte dei feudi della Geradadda e dell’Insula Fulkeria.
 
All'inizio dell'anno mille arrivano i monaci Benedettini Cluniacensi, sostituiti cent'anni dopo dai Cassinesi, cui successero più tardi gli Umiliati.
Alla loro opera la nostra terra è debitrice della bonifica di stagni, paludi e boscaglie,  della creazione di argini, livella­menti e fertilizzazioni.
 
Alfine, dopo alterne vicende, Vailate passò al libero Comune di Milano. Divenne baluardo estremo del territorio milanese verso Crema, e quale terra di confine, venne cinta da possenti mura, fosse e terraggi secondo le regole di difesa di quei tempi; fonti autorevoli asseriscono che ci fosse anche una rocca o castello (demolito o distrutto nel XVI secolo).
Il fortilizio di Vailate servì allora come punto di appog­gio per le truppe milanesi contro Crema; Matteo Visconti vi adunò le sue armate che vennero sconfitte proprio sotto le mura vailatesi ad opera dei cremaschi.
 
Quando Francesco Sforza s’impadronì del ducato di Milano, tutti i Signori delle terre furono invitati a prestargli giuramento di fedeltà.Vailate inviò a Milano Bartolomeo Birolo e Pietro Petroli, sindaci del Comune, i quali prestarono giuramento il 19 febbraio 1454 nelle mani di Cicco Simonetta e di Angelo da Rieti, Segretari Ducali.
 
Conclusa la lega di Cambrai tra l'Imperatore Massimiliano, il Re di Francia e il Papa contro la Serenissima, il ca­stello di Rivolta viene distrutto e Vailate assiste con orrore alla celebre battaglia del 14 maggio 1509 svoltasi tra Agnadello - Vailate e Pandino. Il Guicciardini nella sua Storia d'Italia, termina la descrizione della battaglia con questa frase “.... questa fu la famosa giornata di Ghiaradadda o, come altri la chiamano di Vailà, fatta il quarto­decimo di maggio..”.
 
Venne fondato in questo periodo (1511) il Monastero delle Servite, e quasi contemporaneamente venne soppresso il Convento degli Umiliati e delle Umiliate.
 
Dopo essere stata infeudata a Bongaleazzo di Castelnovate, Vailate nel 1538 viene infeudata a Don Marc’Antonio Ondegardo, detto “dei Balduini” di Lecco. Ma l’Ondegardo la acquistò forse a scopo di lucro, poiché poco dopo la alienò al questore Marco Antonio Cagnola, che nello stesso anno la rivendette al Cav. Onofrio Maggi. 
 
Con il consenso più o meno spontaneo della popolazione, nel 1647, Vailate divenne Contea nelle mani della nobile fami­glia di origine spagnola Ordogno de Rosales. La quale sborsò lire  milanesi 6000 per il titolo di "Conte di Vailate" e di lire 5130 (3000 lire per ogni 100 fuochi e lire 100 per ogni tre lire di reddito) per il feudo annesso, risul­tando esso di 171 fuochi e senza redditi feudali. Il 13 febbraio 1650 Filippo IV con Reale Privilegio confermava la investitura del feudo e del titolo annesso nella persona di Don Matteo Francesco.
Egli trovò il borgo ridotto in miseria, carico di debiti pubblici e priva­ti e abbandonato da gran parte della popolazione.
 
Nel 1792 coi lasciti di tre sacerdoti si apre l’Ospedale Caimi, di particolare importanza allora per l’aiuto agli infermi.
 
Sotto il dominio Austriaco alla fine secolo XVIII la Lombardia venne divisa in otto province: Vailate e la Gera d’Adda Milanese vennero annesse alla provincia di Lodi.
Durante il periodo Napoleonico venne assegnato al Dipartimento del Serio e nel 1810 i due paesi limitrofi Arzago e Misano divennero ognuno frazione di Vailate.
Sconfitto Napoleone ritornano gli Austriaci, ma in quel periodo anche da noi si respirava aria di rivolta: alcuni Vailatesi fecero parte della “Giovine Italia” di Mazzini: Gaetano Rolla, Gaetano Zambelli, Giovanni Zambelli, Antonio Donesana e il Marchese Gasparo De Rosales, conte di Vailate. Uno di essi Giovanni Zambelli (che fu il primo sindaco dopo l’Unità d’Italia oltre che benefattore dell’Asilo Infantile locale) dovette sopportare anche l'orrore dello Spielberg. Più tardi altri concittadini, in particolare il pittore patriota Attilio Assandri e Giuseppe Ghilardi, li troviamo sulle barricate durante le Cinque Giornate di Milano.
 
Dopo le guerre d’indipendenza e la sconfitta dell’Austria con l’Unità d’Italia, Vailate viene annessa alla provincia di Cremona. La vita riprende tranquillamente con il lavoro nelle filande e per i contadini con la magra produzione dei loro campi.
 
All’inizio del secolo XX vengono costruite le nuove sedi dell’Asilo Infantile e delle Scuole Elementari, viene spostata e ampliata anche la sede del Cimitero locale.
 
Nell’ultimo dopoguerra inizia il pendolarismo su Milano da parte di molti vailatesi attratti da un migliore guadagno e si ha il conseguente abbandono dei campi da parte del piccolo agricoltore.
Nella seconda parte del secolo scorso il paese viene dotato di una nuova circonvallazione esterna (costruita per evitare che il traffico, pesante e non, attraversi il paese), di una zona artigianale e alla fine del secolo anche di una zona industriale.
Nel 1974 viene inaugurato il nuovo Ospedale Caimi ricostruito sullo stesso luogo del vecchio edificio, complesso che da allora ha subito molteplici interventi migliorativi sino a divenire l’attuale enorme centro Ospedaliero dotato di tutti i servizi medici e di poliambulatori nuovi, efficientissimo sempre come casa di riposo per gli anziani e centro riabilitativo post-degenza ospedaliera.
 
Vailate ha dato i natali nei secoli a personaggi di un certo spicco: mastro Pietro da Vailate l’abile intarsiatore dei dossali del coro della Certosa di Pavia; Antonio Mirani (Antonium de Vayla) fiduciario di Francesco Sforza e dei suoi eredi; Martino di Vailate frate agostiniano e poeta latino alla corte di Federico da Montefeltro; Costantino Gorini scienziato, le cui ricerche sul latte e sugli enzimi furono molto importanti per l’agricoltura e la medicina; Alberico Sala, scomparso nel 1991, poeta e romanziere, critico d’arte e giornalista, delle sue opere in versi, citiamo “Fino all’ultimo”, Chi va col lupo”, Il pantano di Waterloo” ed il “Giusto verso”, e tra i romanzi “La piena dell’Adda” e “La sera prima”.
 
Edifici da visitare
 
La Chiesa Arcipretale dedicata ai SS. Pietro e Paolo, è stata costruita nell’anno 1849 su disegno dell’architetto Giacomo Moraglia. La facciata è di stampo classico con un maestoso pronao formato da quattro colonne tutte di un solo blocco. L’interno è a tre navate in stile neoclassico. Il magnifico altare è opera dello scultore Alessandro Scalvi. L’organo posto sopra l’ingresso è un prezioso strumento costruito dai fratelli Serassi, famosi organari. Al suo interno si possono ammirare dipinti del Lucino, dell’Assandri, pittore vailatese allievo del Diotti, e un bellissimo dipinto del seicento di autore ignoto che raffigura i santi Sebastiano, Giovanni Battista, Antonio Abate e Maria Maddalena, restaurato dall’Assandri,. Vi è anche una preziosa tavola di artista ignoto raffigurante Cristo giacente, inserita sotto l’altare dedicato alla “Pietà”.
 
Complesso del Monastero delle Servite sorto col titolo dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine e denominato dalla voce popolare “Santa Maria delle Grazie”. Nei secoli XVII e XVIII, il Monastero delle Servite era luogo di grande devozione in tutta la zona, in particolare rivolta verso la figura di suor Rosalia de Grossi. Oggi del grande complesso si può solo osservare lo stabile confinante con piazza Manzoni, del chiostro, ricostruito all’inizio del XVIII secolo rimangono solo ruderi, mentre della chiesa solamente le mura perimetrali.
 
Chiesa di San Giuseppe, è a tre navate con tazza a cupola.  Sopra il bellissimo altare in stile barocco si può osservare una copia del secolo XIX del dipinto originale (risalente al sec. XVIII) opera del pittore Angelo Brigatti conosciuto come il “madonnaro”, dipinto che era rimasto bruciato da un fulmine. Sulle pareti e sulle colonne si possono ammirare una serie di opere d’arte, parte in affresco e parte su tela, alcune formelle in terracotta ed una scultura in bronzo. Tutte queste opere sono state donate alla chiesa da celebri pittori e scultori del nostro tempo grazie all’intervento del poeta e critico d’arte Alberico Sala. 
 
Chiesa di Santa Marta,  ad una sola navata con soffitto in legno a quadrettoni. L’altare è impreziosito da un’imponente cornice dorata in stile barocco che racchiude una pala. L’edificio ha subito molti restauri nel corso dei secoli, ma quello più importante è stato quello terminato nel 1932, che ha disegnato le linee attuali dell’edificio.
 
 

Il contenuto di questa pagina è stato redatto dallo Storico Paolo Origgi

 

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